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Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.
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Cosce o Prosa?

Ricevo un messaggio privato su splinder da parte di un blogger che mi scrive qualcosa che mi spinge a farne materia di post. Decido, così, di riportare di seguito, il nostro scambio di messaggi, mantenendo il suo anonimato per rispetto nei suoi confronti (se vorrà, sarà lui a svelarsi).
Lui:
Abbiamo potuto rilevare che hai delle splendide gambe. Dal tuo blog rileviamo che sai pure scrivere, seppure di meno di quanto tu forse creda. Ti sembrerebbe molto strano il fatto che io sia interessato molto di più alle tue cosce (belle, ma non eccezionali nell'ambito delle blogger) che alla tua prosa (sicuramente superiore alla norma nello stesso ambito)? Ciao.
Io:
Le mie gambe son belle, non bellissime. So scribacchiare, non scrivere. Che io sia superiore o inferiore, e fisicamente e interiormente ad altri, poco m'importa. Il tuo interesse, nei miei confronti, meramente estetico mi pare assolutamente normale. Perchè? Anche io sono attratta, prima di tutto, da un aspetto esteriore gradevole, ancorchè scivola in secondo piano se non accompagnato da un cervello altrettanto piacevole. Domanda: mantenendo il tuo anonimato, ho il permesso di pubblicare questo tuo msg privato per farne post, sul mio blog? (Potrebbero derivarne spunti di riflessione interessanti). Attendo answer.
Lui:
Puoi senz'altro utilizzare il mio messaggio allo scopo di trarne un post. (...)
p.s. Anche se hai un bel fisico e lo mostri senza remore, non sembri una di queste mangiauomini che vanno per la maggiore nel virtuale, di quelle che si presentano come assidue e orgogliose frequentatrici di orge. Il tuo viso in verità sembra quello di una brava ragazza della porta accanto, perfino un po’ timida (adesso o in una fase passata della tua vita.
Io:
(...)
E, voi, cosa pensate? Nel caso di scelta, meglio un aspetto gradevole o un'intelligenza notevole?
A occhio e croce...
this year, è andata così.




Lo scoglio in mezzo al mare (quello dove c'è il tipo in piedi) mi ha accolta nel suo morbido abbraccio, dopo lunghe nuotate. Peccato non poter portare, con me in acqua, il mio libro. Alla campagna, invece, la mia MTB mi ha seguito volentieri.
Quarantadue
Voglio alimentare la mia conoscenza sempre
Voglio passeggiare sulla spiaggia al tramonto
Voglio mangiare marmellata dalla mattina alla sera per una settimana intera
Voglio aria di pensieri freschi da scivolare via dalla vita mia
Voglio sfamare la mia passione
Voglio carne e fiato tra le mie lenzuola da sudare
Voglio arrivare in cima a quelle salite senza stancarmi
Voglio rivelazioni da appuntare sulla pelle
Voglio note da perdersi nei ricordi
Voglio abbracci di colla da rimanerci dentro per ore
Voglio segreti da ascoltare e custodire e voglie da soddisfare
Voglio sogni che non svaniscano al mattino
Voglio amare perdutamente e senza paura
Voglio sentire il respiro arrestarsi per quelle parole spese
Voglio bere ad una fonte con la faccia immersa nell'acqua
Voglio niente bugie e vendette e prevaricazioni
Voglio ascoltare e sentire e ascoltare e sentire
Voglio, più, dipingere qualcuno con colori perfetti
Voglio sentire l'odore di zagara, al mattino, dopo una pioggia notturna
Voglio il realizzarsi di desideri espressi guardando quelle due stelle cadenti inseguirsi
Voglio un figlio a cui urlare i miei silenzi
Voglio gomiti a stringermi e a ricevere le mie lacrime
Voglio cantare a voce alta coi finestrini aperti
Voglio il vento in faccia a 180 km/h
Voglio speranze di risposte che non si affievoliscano come cerchi silenziosi nell'acqua
Voglio più risposte ma anche più domande
Voglio basta peturnie
Voglio trovare ancora rose e biglietti sconosciuti sul parabrezza della mia auto
Voglio labbra e sorrisi e occhi di gioia
Voglio massaggiatori yamenita a titillare i nervi sottopelle
Voglio parole parole e parole che tocchino e stimolino sempre
Voglio ripercorrere mesi di me che non è il mio me attuale
Voglio sguardi di parole ma, non come quelli del "Persona" di Bergman
Voglio occhi di orizzonti da tramonti
Voglio che quel nome compaia, un giorno, in un cassettino di una biblioteca pubblica
Voglio troppo, mi sa, ma basterebbe avere con me la cosa più importante per me, ovvero, la persona che incarni il significato di:

Su, adesso, scovatemi questo significato.
(AmorPlatonico conosce già la risposta e, dunque, è escluso dall'indovinello
)
p.s. ore 22:15: vincitori dell'indovinello sono dadevoti, pioggiainfaccia e MikyInTheSky. Hanno capito che facevo riferimento al significato di 42, ovvero al senso della vita, dell'universo e di tutto quanto. Si parla di questo in un'opera in 5 volumi di Douglas Adams, "Guida galattica per autostoppisti", da cui è stato tratto il film omonimo del regista Garth Jennings.
Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/La_risposta_alla_domanda_definitiva_sulla_vita,_l'universo_e_tutto_quanto
E, voi, avete mai pensato che la persona che vorreste al vostro fianco possa esprimere tale significato?
Egregio
Lo scriver tuo, a volte, è con l’incuria di un vago tratto senza la figura, la pigrizia di un gesto senza destinazione, come un assopimento nel tempo uggioso o come il tremolare d’una lacrima racchiusa in una goccia di paura. Altre volte, il tuo scriver è come il metterti a coglier fiori o a passare la punta delle dita sull’acqua. Altre ancora, lo scriver tuo è una macchina registratrice, con il dito che indica la linea d’una lettura, come la forza implicita di voltare la pagina di un libro casuale. Ma, ti accade, talvolta, di levare il tuo scritto come una lama contro un fiore od il tuo io come chi muore, resiste e vuol vivere. Forse, scrivi sempre come vivi. Poiché, il tuo cervello è officina ardente, intransigente con le leggi che regolano qualcosa che va arrestando l’uomo. Tuo codice è lo scritto quasi quotidiano che per tutti scrivi, chiunque essi siano. E , certo, il tuo scriver è vigoroso perché pieno, ma pieno sino all’orlo, di forme distinte.
E, perciò, puoi leggere con biasimo le parole devote che altri usano per dar lustro alle loro raccolte virtuali, su soggetti sì poco egregi. Egregio, invece, è il tuo acume come la tua figura. E, trovando il tuo pregio ineguagliato, tu sei costretto a ricercare altrove qualche più fresco segno della raffinatezza di quest’era. Tu veramente egregio sei veracemente espresso nelle piane veraci parole di te su quel bianco sfondo.
Ma, così, ti accorgi quanto tasto comune è inadeguato, della virtù trattando, a esprimer quella che fiorisce in te.
Copii, ordunque, ella quello che in te sta scritto, non sciupando ciò che sì chiaro fece natura. Da tal copia, al suo ingegno verrà fama, facendo che il suo stile ancor più si ammiri. Solo, rispetta altri per le alate parole che ti serberanno e me pei pensieri muti che son vera eloquenza.
(Dedicato a QuotaZero)
Schhh...

In questo capolavoro, davvero notevole a mio parere, di Ingar Bergman del 1962, la città straniera ha due facce: di giorno sembra una classica città dove la gente numerosa cammina e corre per le strade, dove vi si trovano bar affollati e il rumore è quasi assordante; di notte, invece, la parola e i rumori calano di colpo e si fa silenzio tutt’intorno.
Il silenzio, qui, è il male di cui soffre Ester, accudita da un anziano cameriere che per farsi comprendere usa il linguaggio gestuale. Il silenzio è la malattia mortale della donna, incapace di riconoscere un altro amore che non sia quello...