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Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.
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Logico?
Ricevo e pubblico questo messaggio in pvt che mi è arrivato qualche giorno fa. Ovviamente, per rispetto di questa persona, ne mantengo l'anonimato.
LUI:
Logico che, con un corpo come il tuo, diventi inutile leggere roba di sfigati, tra l'altro ancora vivi.
Non che la mia sia peggiore, che so, a quella di Baricco, ma sai, io con un corpo come il tuo sotto agli occhi, proverei a far ben altro.
Sei incantevole, e mi ispiri tanto sesso, baby.
Volevo dirtelo, e forse tu, leggi ancora, nei tempi morti, stupidi ritagli di vita, come questi miei.
IO:
Il mio corpo, ancorché ben fatto, non mi rende oftalmica, né mi provoca alcuna sorta di cecità, che potrebbero impedirmi di leggere. A dire il vero, leggo parecchio, soprattutto dei vivi. E anche alcuni blog parecchio interessanti. Ho letto solo alcuni tuoi scritti. Cosa ne penso lo tengo per me, in modo che tu non lo sappia mai. Perchè? Così. Non ho un motivo preciso.
Quanto alla tua ispirazione, provo indifferenza. Forse perchè non mi risulta affatto nuova, né tantomeno poco banale.
Serena
I wish I could

Non, altrimenti.
Ognuna di esse, ogni singola e priva sera, a fissarlo, quel monitor di migliaia di pixel. A leggere ogni singola parola, ogni completa frase, ogni passo per intero. A rileggere e rileggere e leggere ancora e di nuovo. Quasi a volerci trovare tutto lui, ciascuna delle porzioni di vita sua, attimi del suo animo, note della sua tristezza e malinconia. E a ricamarci sopra, a costruire ipotesi, supposizioni, ad alimentare dubbi, che quelli non mancano mai e, anzi, son fin troppo pochi. A porsi quesiti e a rispondersi ma, in assenza delle risposte corrette. Ché quelle le tiene solo lui.
Timorosa come una rosa che si drizza tra le spine, rossa una di vergogna, bianca di angoscia un’altra, osservo altri fiori ma, in ciascuno vedo solo la fragranza o il colore che ad egli sottraggono. E, riapro quell’immagine, la sua ché, se il tempo v’ha inciso qualche solco di dolore, non cessa di mostrarsi in tutto il suo splendore. E, tante son le cose che a lui vorrei dire, ché da quando é comparso a nuovo, uno dei miei occhi è nel mio animo, l’altr’occhio governa i suoi passi ma, non adempie al suo compito. E’ parzialmente cieco: fa mostra di non vedere ma, in verità è già sgranato. D’ altro incapace, colmo solo di lui, fa sì che l’animo mio mi renda menzognera.
E’ vero, ho errato a destra e a manca, e fatto di me stessa spettacolo alla gente. Ho ucciso i miei pensieri, quel ch’è più caro ho svilito. Ho offeso vecchi amici con i miei nuovi affetti. Tutto, ora, è finito. Accolga egli quel che mai non avrà fine: le mie voglie mai più vorrò aguzzare su nuovi oggetti e tristi saggi, solamente, gli proveranno il mio unico amore. Accolga me, dunque. Lui, che al di qua del cielo, é il migliore. Ché l’amor diroccato, col restauro più bello, cresce, e più forte, e assai più grande.
Tu chiamale, se vuoi, emozioni


Concitato
Io non voglio discutere. Tu hai argomenti arguti. Non mi metto a discutere perchè ho soltanto voglia di vedere e per vedere basta che mi metta a guardare. Puoi dire quel che vuoi. Io mi vergogno di quanto della vita ho già perduto in discussioni fuori di proposito.
Dammi il binocolo: voglio solo arrivare a quella rondine nella sua alcova, nido di libertà. Voglio solo stagliarla, in queste lenti, per poter volare con essa.
Non mi convinci. Non mi metto a discutere. Oggi, decisamente, voglio la rondine, la libertà.
Ma, da TE, voglio quelle catene dorate.
Per sempre.