Se potessi, scriverei un silenzio...

Eccomi

Utente: Serigl
Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Ultimi Commenti

urbano2000 in Me til now 

Foto Recenti

Link


Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte




venerdì, 30 marzo 2007

Cosce o Prosa? (2)


(Scambio pvttiano)


Serena: Leggi i miei commenti del xx/xx/xxxx nel blog xxxxxx
AmorPlatonico: Come al solito, sei in grado, nell'arco di una sola pagina web, di cominciare troneggiando da intellettuale, finendo poi per trombeggiare da pecoreccia.
Serena: Donna e Femmina, Amor. Sempre. :-)


E Voi? What do you think about?

 

Postato da: Serigl a 00:13 | link | commenti (30) |
amicizia, serena, cose poco serie

lunedì, 26 marzo 2007

Confidenze


Dondola. Non è il vento. Lui è così. Dondola. Non è altro che un'altalena. Il mio entusiasmo soffre. Sta male. E' apatico, spaurito. A tratti nevrotico. E fa il cinico e mi tratta come merito di essere trattata. Anche se, io gliel'ho confessato. L'ho minacciato che se continua così lo caccio. Lo sbatto fuori e lo lascio al freddo. Che ancora ne avremo per molto, dicono. Non va? Anzi. Alle volte, il freddo mi piace e, allora, temo possa piacere anche a lui. E demordo. Lo lascio lì a perseverare, a non mollare nella sua oscillazione. E, pensare che di scienza non c'ho mai capito una sega. Quale scienza? Ecco. E' lui. Si fa sentire. Ricomincia. Ma, caro il mio entusiasmo, ti dirò la verità. Ti dirò che mi cerco nei ritratti, negli specchi, nelle acque, nelle cover appiccicate sul mio letto, e non mi riconosco. Ti dirò che me lo invento questo cazzo di album, l'album dei ricordi, che anche quel Lamartine di quel Lac lo diceva, d'altronde. E' l'unica cosa a cui potersi aggrappare. E la rievoco la mia adolescenza, eccome se la rievoco. Quella vera, però, non quella sognata. Ti dirò, caro il mio entusiasmo, che ho cercato di abbracciare quell'immagine, ma le braccia son rimaste ad annaspare nello sconforto, come uno speleologo rimasto intrappolato nella roccia. E mi abbandono così, a mille attenzioni da parte di chi non vorrei. E regalo sguardi di velluto, cerco di riempire i silenzi, i più profondi. Quelli con me stessa. Ma non è altro che uno svendere illusioni leggere. Come? Cosa sono le illusioni? Okkei. Ti dirò anche questo, diamine. Illusione è aspettare qualcuno che non viene. Illuso è chi insiste nel vedere ciò che non esiste. Illudere è un poco come accendere cambiali, ma senza garantirne il pagamento. Ed io, caro il mio entusiasmo, addosso queste sensazioni non me le voglio sentire più. Almeno per un pò. Almeno ora. Time is on my side, yes it is. Time is on my side, yes it is.


Postato da: Serigl a 21:29 | link | commenti (42) |
serena

venerdì, 23 marzo 2007

Since July 2005
 

Prima…
 
Lei: tu, cheffai?
Lui: cerco di districarmi tra i regolamenti dell’enac
Lui: ente nazionale per l'aviazione civile
Lei: ragazzo, so cosa è l’enac
Lui: l’immaginavo
Lui: ma sai, mi piace farti provare l'ebbrezza di potermi cazziare
 

…dopo

 
Lui – (riferendosi all’incipit del mio blog) commenta, offtopicamente nel mio post precedente, così:
 
Aspettavo da tempo quest'occasione.
CORONANO, CAZZO, non coroRano!
(gongolo, guarda come gongolo)
 

Lei – (riferendosi a lui che si trova incastonato tra due tempi verbali fra i miei link) scrive quanto segue:
 
Nella rivincita (la sua), pure c’è una trasformazione.
Al richiamo del fiore segue il frutto e le tempeste invocano le tregue.
Si deposita il bene nel male, fonde la simpatia nell’inimicizia
e le lacrime di risa (le mie) irrigano il volto.
Solo un sorriso (il mio) può subentrare a tutto il disappunto
e appallottola esso la velina delle certezze (le mie)
e le certezze cadono nel cestino.
La perfezione (la mia) ostentata è solo un fil di fumo. Già.
 

Postato da: Serigl a 00:21 | link | commenti (36) |
amicizia

sabato, 17 marzo 2007

Rearview Mirror


ZingFu
Make your own Zing!

Quelli della schizofrenia, i fenomeni dico, sono quelli dell'io diviso. Non c'è cazzi. E lo siamo tutti, lo siamo. Divisi. Altri. Ma a quanti di noi sta bene? A tutti, (ovvio?). Farsene una ragione, però, è ben altro paio di maniche.

Vogliamo liberarci dalle nostre realtà false, ma come riuscire a crearsi realtà autentiche? Il fatto è che in una condizione schizoide, fuori dall'identità falsa, lo troviamo questo diamine di nulla, questo cacchio di vuoto. E lì che ci attende, col piede taptaptap, e  che ci guarda in faccia con la sua inseparabile prospettiva di terrore e angoscia. Lo schizofrenico si crea un sistema di falsi io, di maschere per gli altri, ma l'io vero non esiste, è annullato, è piantato sotto il vessillo del vuoto assoluto. Liberarsi dai falsi io imposti dal rapporto con gli altri, gli fa sentire disperatamente il vuoto che porta alla follia e alla morte, per cui è costretto costantemente a crearsi un'altra identità fittizia. E la ottiene la sua libertà, eccome se la ottiene. Solo che, subito, rivela il suo senso di vuoto. Ridotto solo a sguardo, sempre lui, lo schizoide del caso, sente il grave coperchio dell'orrore del nulla.

Come si chiama lo schizoide? Presto detto: Giuseppe, Francesco, Maria, Antonio, Giovanni. Devo continuare? Siamo prodotti di una scissione. Ecco cosa. Non di una trasformazione, ma di una scissione e, per questo, siamo compiutamente altri pur rimanendo medesimi. Non ci può essere passaggio dal falso al vero perchè fuori del falso c'è il nulla: abbandonando le condizioni di un vivere convenzionale, nelle regole sociali e sentimentali ciecamente e pigramente accettate, quelle appunto che formano il sistema della falsità (se vi piace, alienazione), non compiamo un viaggio verso l'autenticità, ma verso la desolazione del nulla. "Niente di quello che voi vedete sono io" direbbe Laing.

E sì. Fingere che non sia così è come cuocere le crepes con la carta da forno. Siamo noi solo in ciò che vediamo noi. Porcaputtana. E se quello che noi vediamo, le nostre azioni, non sono il nostro vero io, allora siamo davvero irreali. Chiamiamoci pure ambiguità, su. Simboli, realtà virtuali, potenziali, immaginarie, esseri mitici, o come diavolo ci pare. In realtà, degli emeriti niente.

Poi, uno rifeltte e dice: in cosa consiste, allora, l'essenza in cui ci troviamo? E' questa essenza il nostro vero noi? Le essenze sono voltali, puro spirito e "esistere senza un corpo si paga col non essere" diceva qualcuno. L'abbiamo adottata questa minchia di forma? Bene. Sappiamo che non è noi, sappiamo che la teniamo questa benedetta maschera e, quando l'abbandoniamo, sappiamo anche che abbandoniamo con essa anche i rapporti che la costituiscono. Andiamo verso il nostro vero io come lo straniero che si accinge a piantar tenda nel paese nuovo. Ma sto viaggio ha una meta. Quella dell'assenza, della chiusura autistica verso il mondo, del mentale puro, del vuoto insomma.

Poi si lamentano per questo silenzio interiore, si lamentano. Ma, se aldilà della compagine dell'esistenza quotidiana c'è questo diamine di abisso del nulla, cazzo facciamo? Moriamo? Impazziamo? Mannò. Ben più semplice. Non c'è cazzi. Lo sdoppiamento in un altro se stesso, in un riflesso di noi, è la più urgente delle difese.


Ah, per quanto mi riguarda, che il me stesso sia possibilmente maschio, bello, intelligente, sensibile, arguto, malizioso, ironico, instancabile. Grazie. Che il mio passo e il mio battito son più veloci di me, purtroppo.

(Okkei. Che me son stancata di never free, never me lo dico ad Hetfield e che sometimes I'm dreaming lo dico a quella Charlotte. Va bene?)

Postato da: Serigl a 20:47 | link | commenti (18) |
amore, serena

domenica, 11 marzo 2007

11.00 - 17.00

LOVE IS A NUMBER

senza interruzione.

è grave?


(D'altronde, if you've lost your faith in love and music, oh the end won't be long, diceva qualcuno in tutta "libertà")

Postato da: Serigl a 15:35 | link | commenti (28) |
musica, serena