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Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.
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serena
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That's the spirit!
Quando una donna così

ha degli amici così


cosa può venirne fuori? 
Uno di quegli eventi in grado di demolire le più alte mura di supposizioni nefaste circa l'incapacità tutta italiana di organizzare manifestazioni degne dei migliori festival inglesi.
Sarà un'eccezione alla regola che l'Italia è capace di organizzare solo eventi come l'Heineken Jammin Festival et similari. Cosucce, insomma.
Un antipasto di delitto sonoropsichico niente male.
Un melting-pot grandguignolesco di hard-core, ultradistorta e selvaggia sonorità.In cui gli strumenti suonati dai vari gruppi sembreranno seguire percorsi autonomi. E cazzo se ti guideranno fra quelle colline dell'entroterra siculo.
Lontano dal Caos passivo delle città, lontano da clacson e fanali che fanno irruzione nella tua esistenza senza chiederti: “posso?”. Lontano da corse e frette di ogni genere che tormentano la vita quotidiana e che, paradossalmente, lasciano l'individuo ebete, immerso nella profonda solitudine della metropoli, spinto ad agire come un automa, come una macchina in lotta con le proprie prestazioni e con quelle dei simili. Lontano da una convivenza dove essere vuol dire essere il migliore, dove qualunque obiettivo si deve raggiungere “ora e subito”.
L'Electrofields Festival, invece, ti catapulta in una dimensione onirica, quasi in un idillio dove la terra ha abbandonato il suo manto d'asfalto per rivestire ancora il suo ruolo ancestrale di madre, dove l'aria profuma di individualità in osmosi, e riecheggia il ritmo delle Muse.
3 giorni, 72 ore, 4320 minuti, 259200 secondi immersi nella natura e nella musica a fronte di una intera vita che diventa nulla in confronto. Un' oasi di ricreazione che si staglia contro la monotonia dei giorni che si alternano ai giorni.
Artisti internazionali di alto livello piloteranno questo viaggio verso il puro divertimento. Durante gli scali, nei tempi d'attesa tra una coincidenza e l'altra, i passeggeri si potranno rinfrescare negli stand predisposti e riposare nel campeggio libero.
Il biglietto per questo viaggio potrà essere staccato presso gli sportelli della Ticketone.
3-4-5 Agosto 2007
La superficie interessata dall’evento è completamente pianeggiante ed ha una estensione di mq 90.000 ai quali vanno aggiunti ampi spazi predisposti per i parcheggi.
La superficie è formata da 3 aree circolari delle seguenti dimensioni e caratteristiche: una prima area circolare di 4.250 mq posta vicino all’ingresso principale dove verrá installata una prima dance tent.
Una seconda area circolare più ampia, con un diametro di 180 m (25.500 mq!), posta a seguire della prima ed in cui è posto il palco principale.
Una terza area circolare di 8.700 mq situata a nord est dell’area principale ed in cui è istallata la seconda dance tent.
Le tre aree saranno circondate da stand e gazebi vari.
Pianotta di Vicari, natura allo stato puro,
Ahhhh...
Questo è il posto dove ho trascorso lo scorso weekend. Si tratta di Isola Bella, a Taormina, una delle perle del Mediterraneo. A pochi km dalla mia casa delle vacanze! 


Nel link che segue trovate le mie foto in costume. A grande richiesta. Finalmente.
A me?
L'ho sempre pensato (e creduto) che l'amore è la parte immateriale del genio, che si quantifica solo in certe parole e determinati atti. La parola non è animata dal genio, ma dalla lirica. La lirica è il ricordo lontano di voci acquisite nel nulla, che si coordinano durante il soffio dell'ispirazione. Cos'è che ispira gli uomini a volermi conoscere, dunque? I capelli lunghi biondi? Le gambe lunghe&levigate? Le caviglie sottili? Il sedere sodo? I tacchi alti? Beh, tutto sommato, sono un regalo presentabile, credo, nonostante qualche notte agitata. Ma me lo domando, sì. E spesso. Mi domando cosa spinge gli uomini a fare qualunque cosa pur di incontrarmi (e di stare con me).
Un uomo venuto dalla Bretagna (nord Francia) per incontrare me. Roba da matti. Viene da me, mi conosce, mi regala un quadro (è collezionista), va via, mi propone di andare a vivere con lui.
Un uomo venuto dalla Svizzera per incontrare me. Roba da matti. Viene da me, mi conosce, mi regala un completo da trekking (è istruttore alpino), va via, mi propone di andare a vivere con lui.
Un uomo venuto dal Sud, mi incontra, lasciandomi un biglietto sul parabrezza dell'auto, assieme ad un mazzo di rose rosse. Roba da matti. Mi propone di andare a vivere con lui.
Un uomo venuto da Non So Dove (oggi), recapita un mazzo di rose gialle presso il mio uffico, senza biglietto, in mia assenza. Roba da matti. Mi proporrà di andare a vivere con lui?
Ed io? Cosa ho fatto in questi ultimi anni? Ho attraversato la cortina dei no e ho constatato, una volta di più, che a questa età non tarda della vita gli odori della disillusione hanno il sopravvento sui profumi del sentimento. Sono solo odori di paura e di impazienza. Tutto il sentore di un Non Credere Più. Il naso raccoglie solo effluvi di solitudine, miasmi di abbandono, quell'alito della sfiga. Come un'enorme pelle rivoltata. Sono solo lo sguardo di un bambino che crede di poter impedire alla candela di spegnersi.
Un uomo venuto DaDoveMiE'VietatoRivelarlo, mi spedisce (di recente) un emmepitré che non è uno di quegli emmepitré che gli uomini ti mandano per fare breccia nel tuo cuore (e, magari dopo, scoparti), composto da un artista famoso qualunque. E' un brano scritto e musicato solo per te (me). E' un brano con riff di chitarra che ti accarezzano i peli del corpo, ti bloccano di netto, ti ammutoliscono come un colpo di karate, ti fanno sprofondare il respiro fino agli alluci.
Ecco.
Quest'uomo non venuto da me da Nessun Posto per non incontrarmi. Un uomo che non viene da me, non mi conosce, non mi propone nulla. Mi regala un brano che ha composto per me.
E sono parole solide, atti a cui aggrapparsi, e occhi lucidi.
Poi, decidi di andare al mare, in spiaggia, ché non hai voglia di cercare il tuo solito posto tranquillo&deserto. E, davanti a te, una coppia e 4 figli piccoli. Tutti coi capelli scuri. Tranne uno che ti guarda, viene verso di te, ti accarezza, e va via coi suoi capelli di rame.
Ed è silenzio liquido, asciugamani da stringere, e occhi lucidi.
Il titolo dell'emmepitré regalatomi è YOUR DREAMS.
(Un grazie di cuore all'Uomo che lo ha composto per me)
?
A man doesn't want you but he wants you to want him.
WHY?
Good time for.
Diciamo semplicemente che esser innamorati è un impulso. C'è qualcosa riguardo a questo sentire che viene soddisfatto dalla spontaneità. Più in fretta uno decide, meglio si libera del debito con la memoria. Questo quel che sarai. Memoria. Avrei voluto dirtelo, sai? Appuntartelo sulla pelle, trasformarlo in ognuna delle piccole macchie su quel candore di latte. Dirti le grida del mio ventre nel sentire i peli del tuo braccio che sfiorano i miei.
E' stato un vedere con le mani, fra i colori di una moda all'ultimo grido. Un tentativo di scrostare abitudini ventennali con radici di quercia nel quotidiano. Un dipingere un'immagine di te, aldilà di una stoffa imbastita ad anelli. Alcuna miscela di inerzia io e te. Solo fremiti, slanci, e pennellate di passi all'unisono a segnare un asfalto cocente. Un pigmento di due personalità allegre e versatili.
Le tue battute poliedriche rispetto alle mie, con quel potere straordinario di smussare l'intimità delle domande, di dare un tono ostentatamente superficiale alla conversazione, ma senza riuscirci appieno, ché di superficiale tieni solo le efelidi sulle braccia. I tuoi occhi, un turbine di stelle che brillavano basse dell'oro di rame di capelli e pizzetto. Le tue mani grandi abbastanza da lasciarmi ad un paio di parole, al pensiero di come mi avresti serrato i fianchi contro il tuo corpo, se il destino ci avesse concesso ancora lo spazio di un tempo più largo.
Ed io. Con quelle parole ridotte a due, quasi distaccata da ciò che dicevo. Con sillabe pronunciate dagli occhi evasivi. Lo sguardo come un vero e proprio derapate, a deviare le domande. Io ed il mio me, di una stranezza incalzante persino ai miei stessi occhi. Abile solo nell'evocare l'immagine di te, ogni volta che uscivi fuori dal mio spazio. Con stratagemmi mentali riuscivo a tenerti nel posto che avevo preparato. E, quando la mente comincia a lavorare, si sa, il corpo le va dietro. Ed il mio respiro di un ritmo cangiante a seconda di ciò che facevi dicendo.
Ma, adesso posso dirlo. Tutto questo aveva il sapore di un limbo di un piacere riflesso. Non mi restava altro da mettere nella valigia. Avevi detto tutto quello che avevi avuto intenzione di dire, col giusto tatto, con la solita meravigliosa sottigliezza che sempre ti ha distinto. Avevi già scambiato tutte le occhiate del mondo in un tempo non nostro. Quelle che se ne infischiano delle parole, quelle da far invidia a chiunque. Avevi sentito quel senso di appagamento cercato in una donna, e mai trovato. Le avevi vissute queste emozioni, sì. Una volta sola. E non con me.
Me, una fra le tante, una come tutte. Una moltitudine. Me, che non ho perduto ancora l'innocenza di un'adolescenza andata. Me, che non avevo altro che un momento a disposizione per smettere di sognare. Che non dovevo fare altro che cominciare a pensare ad una vita tranquilla, in una casa con urla di bimbi, senza pretese, e senza di te.
Parole confuse nella mia mente, svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.