Se potessi, scriverei un silenzio...

Eccomi

Utente: Serigl
Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.

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lunedì, 29 ottobre 2007

Pane al pane, e...
 
 M.: “Mi ricordo uno dei camerieri che odiava il suo capo a tal punto da lavare il pavimento del ristorante talmente ossessivamente nella speranza che egli, durante il controllo di rito, ci scivolasse uccidendosi.
Un altro di loro, invece, uccideva me dalle risate, ogni volta che scoreggiava a tavola e domandava, con nonchalance, ma chi è stato? Chi è quel maiale?” Ma si faceva presto a smascherarlo, visto che ad avvolgerlo era il funicolo maleodorante che emettevano le sue segrete intestinali.”
 
C.: “Ragazzi, non avete idea degli episodi esilaranti di cui sono spettatore abituale. E’ il destino di uno come me. Partecipare ai convivi di ambasciate. Dovreste vederli quei saloni. Di un pulito luccicante. I candelabri che gareggiano a chi illumina di più, le tovaglie che respirano un candore di cotone massaggiato in lavatrice. Piatti, posate e bicchieri sul chi va là. Fiori e piante sull’attenti nei loro vasi. Le sedie silenziose. E noi lì, in posizione già dalle sette del mattino, sotto gli occhi di facce schierate che non conosciamo, nell’attesa della fine.
In una di queste occasioni, mi accorsi di un signore distinto che non sapeva come gestire la forchettata di spaghetti. Il pasticcio di brillantina dei capelli all’indietro non serviva a compiacere la donna al suo fianco. Ma la vera colpa doveva essere della vaniglia di forfora che stagnava sulla sua giacca. Il tipo teneva lo spaghetto penzolante fra le labbra, giusto qualche secondo, il tempo di permettergli di sgocciolare nel piatto tutto quel bendiddio. Poi, con gli occhi di pendolo oscillante a destra e sinistra, nell’imbarazzo che potessero osservarlo, lo inspirava velocemente con la bocca, e lo spaghetto svicolava dentro come se fosse vivo. Alla prelibata pozzangherina di extravergine e molluschi non rimaneva che depositarsi sul fondo del piatto, mentre la donna non poteva nascondere gli occhi scaramantici che il suo abito non rimanesse pulito.”
 
F.: “Beato te. Almeno ti diverti. Io mi disgusto non poco a certe feste di campagna. Le tovaglie appiccicose sui tavoli sembrano cartine geografiche: continenti di sugo incrostato, promontori di ossicini, penisole di dolci pestati, laghi prosciugati di coca cola, frontiere di molliche, torrenti d’acqua e vino. Per non parlare del pavimento, che ogni volta mi mette quasi a disagio perché temo che in qualsiasi momento potrei finire, per uno scivolone, nella parete di fronte, pronta ad ospitare il mio ritratto.”
 
M.: “Io, una volta, scherzi a parte, mi son preso un bello spavento. Una signora manifestò all’improvviso alcuni sintomi seri che sembrava stesse per svenire. Interruzione della masticazione, brina sulla fronte, occhi sbarrati. Quando, incapace quasi di respirare, con la faccia paonazza e la voce malferma, comunicó ai presenti che doveva assentarsi un attimo. Il marito, premurosamente, le chiese se stava poco bene, se aveva bisogno di qualcosa e lei rispose no, caro, devo andare a cagare.
 
C.: “Hey, avete sentito? Mi sa che l’autista ha frenato. Il camion ci abbandona. E’ arrivato il momento di salutarci. E’ stato un piacere, signori.”
 
F.: “Sì, hai ragione. Buona vita e buona fortuna a entrambi, Merlot e Chardonnay.”
 
M.: “In bocca al lupo a te, Fragolino.”
 
C.: “Sì, che la fortuna ti assista, ragazzo.”

Postato da: Serigl a 23:16 | link | commenti (11) |
serena

martedì, 16 ottobre 2007

No limits


Baciamo le mani...


Aggiornamento: sia chiaro, non posterò più fino a quando qualcuno non mi dirà qual è il significato di questo post.

Postato da: Serigl a 22:20 | link | commenti (52) |
attualità

giovedì, 11 ottobre 2007

Ravvicinati


Anche io non sopporto coloro che abusano del loro potere, anche io mi scaglio contro la gente che tiene pregiudizi e/o che utilizza le labels per definire le persone, anche io condanno l'assurda fossilizzazione burocratica, anche io non sopporto la mortificante ortodossia religiosa.


(Anche io scrivo anche io senza apostrofare).


Ma, secondo me, non può che essere così: gli omini che incontro per strada devono soffrire del taedium vitae (noia della vita: rispetto chi non conosce il latino. E' sull'inglese che non transigo). Questi omini, dicevo, soffrono a causa delle barriere che inceppano la loro libertà. Sono convinti, però, che queste barriere possono essere infrante tediando le donne per strada. E ti fischiano ripetutamente nella speranza che tu li fulmini con lo sguardo, ti urlano che sei topa, ti sbarrano la strada perchè tu ti accorga di loro, ti ferman con le scuse più disparate, si fermano repentinamente con l'auto per lasciarti passare, bruciando le gomme per la frenata, ti toccan il culo al volo mentre ti passan accanto in moto, ti mandan baci con le mani e non, si schierano davanti ai negozi ad ostruirti il passaggio, ti tacchinano in auto, ti seguono in auto (fino a casa), si ferman davanti a te in auto mentre stai attraversando la strada e appena fermi davanti a te li trovi in mood vivaonan, ecc., ecc.. Proprio così, devono essere inattivi (non secondo il messenger), e le donne costituiscono per loro un comodo pretesto per generare il loro attivismo. E vivono nell'attesa febbrile che queste loro tecniche sortiscano l'effetto desiderato, concretizzino il sogno sognato.

E pensare che un bisogno antichissimo nella cultura tedesca, di fantastiche evasioni dalla realtà concorreva a creare una situazione sociale di assenteismo e disinteresse.


Ho sempre saputo di essere una rivoluzionaria mancata.


(Dovrei ricredermi, forse, sulla mia somiglianza a Lisa Simpson)


SerenaLisa

Postato da: Serigl a 21:57 | link | commenti (61) |
serena

giovedì, 04 ottobre 2007

Orzowei


Oliver Onions non aveva tutti i torti

Postato da: Serigl a 23:54 | link | commenti (27) |
attualitÃ