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Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.
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Sì, lo sto pensando durante la foto.

Mamma, dammi cento lire
E' valso a un viaggio negli abissi dell'altro. Altro estraneo, non diverso, mi mancano le basi per capire le stalattiti e le stalagmiti dei suoi pensieri. La conseguenza immediata è un'aberrante acuirsi della laicità. Un'interpretazione estrema del suo pensiero antiabortista mi suona così.
Tu e io siamo sulla terra per riprodurci. Tutto quello che facciamo in più, tutto quello che ci succede in più è conseguenza o passatempo. La nostra missione è trasmettere i nostri geni, moltiplicare la nostra specie e tagliare la corda. Alla natura interessano solo i nostri anni fertili. Quello che viene prima e dopo é preparazione o epilogo, o entra nel pacchetto come omaggio della ditta. Se la natura volesse ottimizzare i suoi metodi, come un bravo manager, tutti nasceremmo già puberi e moriremmo quando i nostri figli, anche loro nati già puberi, fossero in grado di allevare i loro figli (puberi) senza l'aiuto dei nonni. In totale sarebbero un 35-45 anni di vita, e amen. Si risolverebbe la questione demografica del pianeta e il problema delle pensioni. Ma la natura insiste a darci il resto della vita, l'infanzia e la vecchiaia e tutti i piaceri extrariproduttivi del mondo, compresi i sessuali, come un portachiavi. Che premia la missione compiuta. Cioè, io non vivo nello stesso pianeta di ***uno*** che la pensa così.
Mi consolo col seguente pensiero: se non avessi represso nessun impulso e avessi fatto tutto quello che avevo voglia di fare, nell'ora in cui ne avevo voglia, oggi sarei in prigione, o gravemente sfigurata. La civiltà è autocontrollo.
Siamo arrivati vivi a questo punto perché abbiamo resistito alla tentazione di dire quelle verità, mettere le mani su svariati pacchi (o culi), puntare tutto sul 17 o mettersi a ballare con una guardia incazzata. Siamo la somma non delle nostre decisioni ma delle nostre esitazioni, o di quello che, pensandoci meglio, abbiamo deciso di non fare.
Mai lamentarsi della strada non presa, probabilmente ti avrebbe portato alla rovina, o alla fortuna, ma non ti farebbe bene. Quanta gente hai avuto voglia di strozzare e alla fine hai solo sorriso e pulito le mani istericamente sui jeans? Quanti giornali hai avuto voglia di fare a pezzi e buttare nella pattumiera, desiderando che invece del giornale fosse il giornalista, ma ti sei tenuto e sei passato, educatamente, alla pagina successiva? Hai fatto bene. Ignorala, la teoria secondo cui la repressione degli impulsi provoca macchie nella pelle, caverne nel fegato e sonno agitato in cui ti svegli prendendo a pugni il cuscino. Credimi, pensarci meglio è più salutare.
Una retrospettiva di tutto quello che hai immaginato di fare ti potrebbe convincere: è stato o no più prudente abbandonare quel piano di far esplodere il ministero del tesoro e invece mandare una lettera piena di pesante ironia sulla finanziaria ai giornali? Il suo orecchio era lì, a pochi palmi dalla tua bocca, perché non dargli un morsettino, solo perché stavate con altre trenta persone, tra cui sua moglie, ex compagna del collettivo femminista, e che nessuno ti avrebbe creduto se avessi spiegato che ti eri confusa tra l'orecchio e la tartina? Ma ti sei tenuta, civilmente. Hai fatto bene.
Io per esempio ho fatto bene quando ho resistito all'impulso di scappare di casa per fare la pilota di elicotteri. Mi sono risparmiata la frustrazione di scoprire che loro non accettavano piloti con meno di 6 anni di età e ho rimandato la constatazione di uno dei miei lati peculiari: la fottuta, maledetta, incontrollabile paura di volare. Che poi l'abbia superata, considerando gli innumerevoli aerei presi, è un altro paio di maniche. E quel giorno che sono corsa dietro a quel ragazzo per dirgli che l'amavo, ci ho pensato meglio e l'ho solo urtato, sperando che lui interpretasse la collisione come una dichiarazione? E lui ha solo detto a bona, sta' attenta, e ho evitato il ridicolo, perché non sapevo nemmeno il suo nome.
Ho pensato vagamente di studiare architettura, come tutti quanti. Sarei finita come tutti quelli che conosco che hanno studiato architettura, a fare qualcosaltro.
Mi sono evitata quel qualcosaltro, e sono finita a fare questo strano qualcosaltro, che è scrivere banalità su tutte le cose.
E' vero che certe volte mi chiedo come sarebbe andata se fossi rimasta a Londra a studiare cinema. Oggi potrei essere magari una delle migliori lavapiatti di Soho. Se fossi rimasta a Capo Nord, oggi sarei probabilmente la migliore pescatrice di stoccafisso di Tromso. Ora è tardi, mai lo saprò. Ma mi sa che ho fatto bene.
Non avessi conosciuto un ***tale*** da pochissimo, pensate avrei scritto tutto ciò? Sì. Sono pericolosa.