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Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.
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Punto. E a capo. D'anno.
Succede ogni anno. Ci dico "quest'anno sto a casa a non far niente e bon". Gli anni buoni sono quelli in cui lo dico e lo faccio, e m'è perfino capitato di farlo in ottima e grandiosa compagnia.
Ok, mi sono incartata. Aricomincio.
In parole povere sono andata a una delle due feste possibili, perché ci sono quelli che ogni anno organizzano le feste e fanno montagne di cibo e mettono il cestino con le miccette e le stelline e i raudi e tutto, e il più delle volte son delle feste di una noia, ma di una noia che a uno gli vien voglia di fare un rewind fino a ritrovare un capodanno decente (i rewind diventano sempre più lunghi).
Sono andata a una festa piena di avvocati, e questa cosa avrebbe già dovuto mettermi sull'avviso. Comunque non era malaccio, ne ho patite di peggio. E sono perfino cascata nella tentazione di seguire l'Ottimista di Capodanno che dice "dai, andiamo in giro a vedere che succede in città". E in città c'erano mucchi di gente congestionata in posti improbabili, nuvoloni di fumo, fieredipalermo, circolidegliartisti, e c'era la compagna Mestitsia che si aggirava per le strade a spezzare le braccine a ogni tentativo del compagno Giulivo.
Stasera, dopo una giornata all'insegna dell'alkaseltzer e di cinquantamila battute intorno al tema Hare Krishna, trovo su una rivista le bionde e i panzoni che prendono il sole a Phuket. Dietro di loro Atlantide, but the tan must go on.
Comunque io capodanno l'avevo festeggiato il giorno prima, e finalmente Al Trove. Capo dolce, nessun danno, e una storia di lavatrici lasciate a metà che secondo me è fin troppo metaforica.
Ho un baule pieno di storie gerusalemmiche, che non ho ancora capito se sia roba da blog.