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Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.
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serena
visitato *loading* volte
Scrivi tu che scrivo io
Suppongo - cosa che faccio spesso - che qualcuno - che non ho letto né so chi sia - abbia già scritto - dai, è statisticamente impossibile che non l'abbia fatto - il manuale del perfetto-etta - o aggettivo equivalente - blogger.
Se sei sopravvissuto a quest'orgia di trattini, ti dirò. Arriva il momento in cui, inevitabilmente, sciogli, anzi, separi a grandi ciocche l'immaginazione e, con esercizio da amanuense, o da accanito utente degli uniscitrattini della settimana enigmistica, disegni, tratteggi, abbozzi, SUPPONI le altre persone, quelle che scrivono nel web.
Okkei. Sei scampato anche allo sciame di virgole africane. Ora tutto andrà liscio. Potrei porre una serie di interrogativi che arpioneranno i più tenaci ai loro monitor, ma sono troppo stracca per un'azione così assurda, ridicola e squallida (il trio di aggettivi con cui definisco il mondo e me).
Cincischio perché quello che ho in mente di scrivere è veramente, VERAMENTE, una cazzata.
Il/La Mio/Mia Blogger Ideale.
Scrive la mattina, perché è gentile e tiene conto degli orari di lavoro di tutti.
Scrive subito dopo il caffè, in quell'attimo in cui tutto sembra probabile e non hai ancora verificato il contrario.
Scrive come se fosse un servizio pubblico svedese, un funzionario ministeriale dell'Inghilterra vittoriana, un missionario in Guatemala, un'infermiera che da piccola voleva fare l'infermiera, una mamma con l'asciugamano sulla battigia.
Non è mai stucchevole, ma ogni tanto lascia grondare un pochino, pochinino, di melassa, come per segnare la strada.
Non è bello/bella, è come dire interessante quel tanto che basta per farti dire: però. Appoggiando l'accento a lungo, sulla o.
Scrive con musica anche solo mentale di sottofondo, che traspare nel sincopato delle frasi, nel bebop delle virgole, nel perentorio rock progressivo dei punti.
Vive con (almeno): sorellafratello, mammàpapà, gattocane, nonnononna, figliofiglia, amicoa. Esclusi moglimariti e fidanzatie. I solitari devono avere almeno un canarino. Anzi il canarino no. Un pesce rosso.
Si pone un problema fondamentale dell'esistenza nei momenti meno opportuni.
Commenta con la stessa grazia con cui scrive.
Commenta.
Capisce la battuta e ride sotto i baffibaffetti depilati e/o decolorati.
Sta lì un paio di minuti buoni a pensare a un complimento.
Gli insulti li scrive di getto.
Almeno una volta al mese si chiede (e scrive): ma percheccazzo?
ogni volta che la/lo leggi ti viene voglia di rovistare nei suoi cassetti di aggettivi.
Non possiede dei jeans rossi.
Se possibile, beve vino. Senza star lì a soffrire.
Contraddizioni
Tutti i buoi sono davanti al carro e tutti, tutti vanno al lardo e ci lasciano lo zampino. La pioggia piove sul bagnato, il tempo aspetta tempo... i cuori? Contenti e senza stenti! Passano indios - o saranno indù? - In fila indiana. Cani abbaiano e non mordono. I fortunati in amore, che tra l'altro non scordano mai il primo, giocano a carte e si rovinano allegramente, i gatti bigi escono solo di notte permettendo ai topi di ballare liberamente nelle loro case, dolci case. Amici di ventura valgono e durano pochissimo. Le donne barbute riscuotono un successo clamoroso, mentre quelle belle non sono poi così belle e cedono il posto a quelle che piacciono. seminatori di vento raccolgono tempeste mentre, là in fondo, un gruppo si dà da fare a tenere mali vicini e beni lontani, e veri amici cercano di riconoscere il bisogno, che com'è noto per essere vero non deve avere le gambe corte. E poi ci sono quelli che costruiscono castelli in aria e...d'un tratto, tutto si ferma nel Luogo Comune. I buoi, i carri, gli indiani, i gatti e perfino le donne barbute. Il paesaggio diventa statico, le frasi rimangono sospese. Solo i mercanti fingono di non sentire il silenzio minaccioso, ma anche loro poi si fermano, e aspettano. Sta per accadere qualcosa. Qualcosa - o qualcuno - sta per arrivare. E allora lo vedono. E' Gerundio! L'imperativo Gerundio. Si aggira nel Luogo Comune, le mani dietro la schiena come un ispettore. Esamina le frasi ferme e tira calci a qualche verbo come se fossero pneumatici. Poi, urla l'ordine: circolando!
E tutto ricomincia intorno a lui. Ogni bue davanti al proprio carro e andando al lardo e lasciando lo zampino. La pioggia piovendo, il tempo aspettando, la fila indiana passando, le gatte bigiando, i fortunati giocando e amando, i seminatori seminando... un mondo essendo ordinato e prevedibile, come dev'essere il mondo. Come è l'Italia.
Devo averci pensato troppo. A questa che sei sei cerebralmente morto, non ti concedono di morire.