Se potessi, scriverei un silenzio...

Eccomi

Utente: Serigl
Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.

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giovedì, 13 novembre 2008

I wish you were mine

I desideri vaghi sono i migliori, perché non sai esattamente cosa ti perdi. Indeterminata voglia di fuga, di un qualcuno, di un atto blando o dirompente, tutto un po’ fumoso, senza contorni, quindi chissenefrega. Te lo tieni come i jeans troppo stretti, a un certo punto cedono e si rassegnano. Il casino è quando sai esattamente cosa o chi vorresti.
Stasera non voglio fare quello che farò, innanzitutto. E so dove vorrei essere. In una villa ai margini del lago di Ginevra, nel 1816. Una sera uguale a questa, pioggia e lampi di semiautunno. Nella villa ci sono Mary e Percy Shelley, Lord Byron e un suo amico, John Polidori. Qualcuno propone una scommessa: la peggior storia de paura mai immaginata da qualcuno. Mary inventa il dottor Frankestein e il suo mostro, Polidori tira fuori un vampiro aristocratico che qualche anno più tardi Bram Stoker trasformerà nel conte Dracula.
Non si sa che storie si sono inventati Byron e Shelley per il torneo del terrore. Darei tutte le mie scarpe per ascoltarle.
Percy Shelley morì annegato sei anni dopo quella notte nella villa Svizzera. Byron morì in Grecia otto anni più tardi. Mary Shelley campò fino al 1851, ma non ha mai più inventato un’altra storia fantastica come quella di Frankenstein. Di John Polidori non so nulla, né di vita né di morte. Eppure è diventato il personaggio principale di questo mio preciso desiderio.
Ma poi chi, all'improvviso, ti guarda dritto negli occhi e ti dice che sei la donna più speciale che abbia mai conosciuto. E ti chiude le palpebre con piccoli  baci. E diventi il personaggio principale di questo suo preciso desiderio.

Postato da: Serigl a 21:25 | link | commenti (11) |
amore

mercoledì, 29 ottobre 2008

Caldo.


La lingua umana ha otto/diecimila papille gustative, e ogni papilla ha cinquanta/settantacinque recettori chimici del sapore. Questi recettori hanno vita estremamente breve e vengono sostituiti, approssimativamente, ogni sette giorni, ragazzo. II che significa che ogni settimana le nostre lingue hanno quattrocento/settecentocinquantamila nuove cellule che non hanno provato (per sette giorni) un brasato al barolo, un risotto ai gamberi di fiume, gli spaghetti aglio e olio o una cotoletta con purè. Per non parlare di sacher e vino. Sono neofiti delle lasagne, vergini dell'acquacotta. E ogni sette giorni, tesoro, le nostre papille gustative rischiano di andarsene a puttane se continuiamo a condire il tutto, sera dopo sera, con questo peperoncino comperato, lavato, essiccato, tagliuzzato, condito. Insieme.


O vuoi dargliela vinta sui nostri frequenti baci di lingua? :-)


Peperoncino vivo


Peperoncino ucciso


Peperoncino sepolto


(Sei contento hann?)

 

Postato da: Serigl a 22:15 | link | commenti (21) |
amore

giovedì, 02 ottobre 2008

Mia.


Mia mamma mi raccontava che quando sua mamma era ragazza il massimo era andare in piazza Politeama il pomeriggio della domenica per il concerto della banda. C'era un presentatore elegante e impomatato che introduceva ogni brano e lanciava una dedica. Giuseppe dedica questo brano agli incantevoli occhi di Laura. Laura era a posto, Aveva materia per i sogni di una settimana intera.

Mia mamma raccontava che anche lei aveva vissuto la faccenda delle dediche, anzi uno dei suoi primi fidanzatini l'ha conquistata proprio con una dedica fica alla radio, che poi si scopri' scopiazzata da una poesia di Jacques Prévert. (A rigor di logica molte donne della generazione della mia mamma avrebbero dovuto sposare direttamente Jacques Prévert.) Aveva quindici anni, e il nonno fece il diavolo a quattro quando seppe che si vedeva di nascosto col tipo. Lei riusci' a combinare un ultimo incontro per mollarlo, e lui le disse: "Peccato, ormai ero innamorato di te al 60 per cento". A cinquant'anni di distanza, ancora fremeva indignata su quel 60 per cento.

Mia mamma mi guardava chattare con una faccia particolare, le labbra strette e gli occhi appizzati per cercare di capire cosa c'era sullo schermo. Decreto' che era uguale a una sessione spiritica. Quando incontro' per la prima volta Massimo, che avevo conosciuto in chat, mi disse, ma allora e' carina questa cosa della chat, perche' non ci porti Letizia poverina che nessuno se la piglia? Inutile spiegarle che il problema di Letizia era complesso, cioe' mamma non e' che si risolve cosi', cioe' mamma non e' che la chat e' l'agenzia matrimoniale, cioe' mamma capisci? Lei ogni tanto guardava Massimo, guardava me, sospirava e diceva, certo che potresti portarla in chat. Scommetto che aveva gia' studiato una bella dedica.


Ora che ci penso ho una voglia pazzesca di fare una dedica.


Hai rischiato la vita in ospedale, Mamma. In questi giorni. Sei uscita dal coma dopo 13 ore. Ed eri stata in ospedale solo per il parto dei tuoi 3 figli, tanti anni fa. E, adesso, è come se tu non vi fossi mai più entrata. Non pensarci più. Pensa, piuttosto, a farmi una dedica e a tornare a casa. (Buon compleanno, Mamma).

Postato da: Serigl a 23:54 | link | commenti (25) |
amore

giovedì, 04 settembre 2008

My Zahir's name.


A Roma, lungo la via Appia, si trova la chiesa del "Domine Quo Vadis", chiesa definita da Giovanni Paolo II di fondamentale importanza per la storia di Roma e della chiesa.


Di fondamentale importanza si possono definire gli avvenimenti di questi ultimi mesi per la sottoscritta. Ecco l'assenza dal blog. Quando la vita ti trascina in un vortice di euforia non puoi fare altro che stare lì ad aspettare e a vivere le tue attese.


Da dove sei saltato fuori?

Ho aspettato tutta la notte che venisse da me. Hai presente il film “Querelle”? Jeanne Moreau gli dice: “Perchè mi hai fatto aspettare così a lungo, mi vuoi fare del male? Il mio desiderio di te è così intenso e così profondo”.
E lui: Perché? Mi hai desiderato? E chi hai desiderato?
Io ho bisogno di lui. Ho bisogno del suo entusiasmo.

Postato da: Serigl a 22:39 | link | commenti (50) |
amore

giovedì, 21 febbraio 2008

Nonsochetitolodarefatevoi


L'Amore è un trucco


Sì, lo sto pensando durante la foto.


My eye

Postato da: Serigl a 18:41 | link | commenti (13) |
amore