Se potessi, scriverei un silenzio...

Eccomi

Utente: Serigl
Nome: Serena
...aveva dietro di sè una strada lunga diecimila kilometri...e davanti a sè il nulla...improvvisamente, vide ciò che pensava, ancorchè INVISIBILE sino ad allora, essere VIVIBILE...e cominciò a viverlo.

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giovedì, 05 marzo 2009

What I can say?


Mai lasciare che una vostra (ex) amica conservi il diario dei vostri ricordi: non si sa che fine possiate fare. Magari, essere copiati.


O (peggio) accusati di un qualcosa di anormalepararealefantascientificoabominevole.


Per giunta in modo gratuito&anonimo.


Già. Cosa.

Postato da: Serigl a 15:27 | link | commenti (6) |
bohh

venerdì, 01 febbraio 2008

Mamma, dammi cento lire


E' valso a un viaggio negli abissi dell'altro. Altro estraneo, non diverso, mi mancano le basi per capire le stalattiti e le stalagmiti dei suoi pensieri. La conseguenza immediata è un'aberrante acuirsi della laicità. Un'interpretazione estrema del suo pensiero antiabortista mi suona così.
Tu e io siamo sulla terra per riprodurci. Tutto quello che facciamo in più, tutto quello che ci succede in più è conseguenza o passatempo. La nostra missione è trasmettere i nostri geni, moltiplicare la nostra specie e tagliare la corda. Alla natura interessano solo i nostri anni fertili. Quello che viene prima e dopo é preparazione o epilogo, o entra nel pacchetto come omaggio della ditta. Se la natura volesse ottimizzare i suoi metodi, come un bravo manager, tutti nasceremmo già puberi e moriremmo quando i nostri figli, anche loro nati già puberi, fossero in grado di allevare i loro figli (puberi) senza l'aiuto dei nonni. In totale sarebbero un 35-45 anni di vita, e amen. Si risolverebbe la questione demografica del pianeta e il problema delle pensioni. Ma la natura insiste a darci il resto della vita, l'infanzia e la vecchiaia e tutti i piaceri extrariproduttivi del mondo, compresi i sessuali, come un portachiavi. Che premia la missione compiuta. Cioè, io non vivo nello stesso pianeta di ***uno*** che la pensa così.

Mi consolo col seguente pensiero: se non avessi represso nessun impulso e avessi fatto tutto quello che avevo voglia di fare, nell'ora in cui ne avevo voglia, oggi sarei in prigione, o gravemente sfigurata. La civiltà è autocontrollo.

Siamo arrivati vivi a questo punto perché abbiamo resistito alla tentazione di dire quelle verità, mettere le mani su svariati pacchi (o culi), puntare tutto sul 17 o mettersi a ballare con una guardia incazzata. Siamo la somma non delle nostre decisioni ma delle nostre esitazioni, o di quello che, pensandoci meglio, abbiamo deciso di non fare.

Mai lamentarsi della strada non presa, probabilmente ti avrebbe portato alla rovina, o alla fortuna, ma non ti farebbe bene. Quanta gente hai avuto voglia di strozzare e alla fine hai solo sorriso e pulito le mani istericamente sui jeans? Quanti giornali hai avuto voglia di fare a pezzi e buttare nella pattumiera, desiderando che invece del giornale fosse il giornalista, ma ti sei tenuto e sei passato, educatamente, alla pagina successiva? Hai fatto bene. Ignorala, la teoria secondo cui la repressione degli impulsi provoca macchie nella pelle, caverne nel fegato e sonno agitato in cui ti svegli prendendo a pugni il cuscino. Credimi, pensarci meglio è più salutare.

Una retrospettiva di tutto quello che hai immaginato di fare ti potrebbe convincere: è stato o no più prudente abbandonare quel piano di far esplodere il ministero del tesoro e invece mandare una lettera piena di pesante ironia sulla finanziaria ai giornali? Il suo orecchio era lì, a pochi palmi dalla tua bocca, perché non dargli un morsettino, solo perché stavate con altre trenta persone, tra cui sua moglie, ex compagna del collettivo femminista, e che nessuno ti avrebbe creduto se avessi spiegato che ti eri confusa tra l'orecchio e la tartina? Ma ti sei tenuta, civilmente. Hai fatto bene.

Io per esempio ho fatto bene quando ho resistito all'impulso di scappare di casa per fare la pilota di elicotteri. Mi sono risparmiata la frustrazione di scoprire che loro non accettavano piloti con meno di 6 anni di età e ho rimandato la constatazione di uno dei miei lati peculiari: la fottuta, maledetta, incontrollabile paura di volare. Che poi l'abbia superata, considerando gli innumerevoli aerei presi, è un altro paio di maniche. E quel giorno che sono corsa dietro a quel ragazzo per dirgli che l'amavo, ci ho pensato meglio e l'ho solo urtato, sperando che lui interpretasse la collisione come una dichiarazione? E lui ha solo detto a bona, sta' attenta, e ho evitato il ridicolo, perché non sapevo nemmeno il suo nome.

Ho pensato vagamente di studiare architettura, come tutti quanti. Sarei finita come tutti quelli che conosco che hanno studiato architettura, a fare qualcosaltro.

Mi sono evitata quel qualcosaltro, e sono finita a fare questo strano qualcosaltro, che è scrivere banalità su tutte le cose.

E' vero che certe volte mi chiedo come sarebbe andata se fossi rimasta a Londra a studiare cinema. Oggi potrei essere magari una delle migliori lavapiatti di Soho. Se fossi rimasta a Capo Nord, oggi sarei probabilmente la migliore pescatrice di stoccafisso di Tromso. Ora è tardi, mai lo saprò. Ma mi sa che ho fatto bene.

Non avessi conosciuto un ***tale*** da pochissimo, pensate avrei scritto tutto ciò? Sì. Sono pericolosa.

Postato da: Serigl a 07:04 | link | commenti (15) |
bohh

venerdì, 14 settembre 2007

Strade aperte


Sarà?


Parole che mi levano per mano a geografie assolute.

Felicità dorata del non essere tra le cose che sono.

Postato da: Serigl a 22:39 | link | commenti (32) |
bohh

martedì, 10 luglio 2007

A me?


L'ho sempre pensato (e creduto) che l'amore è la parte immateriale del genio, che si quantifica solo in certe parole e determinati atti. La parola non è animata dal genio, ma dalla lirica. La lirica è il ricordo lontano di voci acquisite nel nulla, che si coordinano durante il soffio dell'ispirazione. Cos'è che ispira gli uomini a volermi conoscere, dunque? I capelli lunghi biondi? Le gambe lunghe&levigate? Le caviglie sottili? Il sedere sodo? I tacchi alti? Beh, tutto sommato, sono un regalo presentabile, credo, nonostante qualche notte agitata. Ma me lo domando, sì. E spesso. Mi domando cosa spinge gli uomini a fare qualunque cosa pur di incontrarmi (e di stare con me).


Un uomo venuto dalla Bretagna (nord Francia) per incontrare me. Roba da matti. Viene da me, mi conosce, mi regala un quadro (è collezionista), va via, mi propone di andare a vivere con lui.


Un uomo venuto dalla Svizzera per incontrare me. Roba da matti. Viene da me, mi conosce, mi regala un completo da trekking (è istruttore alpino), va via, mi propone di andare a vivere con lui.


Un uomo venuto dal Sud, mi incontra, lasciandomi un biglietto sul parabrezza dell'auto, assieme ad un mazzo di rose rosse. Roba da matti. Mi propone di andare a vivere con lui.


Un uomo venuto da Non So Dove (oggi), recapita un mazzo di rose gialle presso il mio uffico, senza biglietto, in mia assenza. Roba da matti. Mi proporrà di andare a vivere con lui?


Ed io? Cosa ho fatto in questi ultimi anni? Ho attraversato la cortina dei no e ho constatato, una volta di più, che a questa età non tarda della vita gli odori della disillusione hanno il sopravvento sui profumi del sentimento. Sono solo odori di paura e di impazienza. Tutto il sentore di un Non Credere Più. Il naso raccoglie solo effluvi di solitudine, miasmi di abbandono, quell'alito della sfiga. Come un'enorme pelle rivoltata. Sono solo lo sguardo di un bambino che crede di poter impedire alla candela di spegnersi.


Un uomo venuto DaDoveMiE'VietatoRivelarlo, mi spedisce (di recente) un emmepitré che non è uno di quegli emmepitré che gli uomini ti mandano per fare breccia nel tuo cuore (e, magari dopo, scoparti), composto da un artista famoso qualunque. E' un brano scritto e musicato solo per te (me). E' un brano con riff di chitarra che ti accarezzano i peli del corpo, ti bloccano di netto, ti ammutoliscono come un colpo di karate, ti fanno sprofondare il respiro fino agli alluci.


Ecco.


Quest'uomo non venuto da me da Nessun Posto per non incontrarmi. Un uomo che non viene da me, non mi conosce, non mi propone nulla. Mi regala un brano che ha composto per me.

E sono parole solide, atti a cui aggrapparsi, e occhi lucidi.


Poi, decidi di andare al mare, in spiaggia, ché non hai voglia di cercare il tuo solito posto tranquillo&deserto. E, davanti a te, una coppia e 4 figli piccoli. Tutti coi capelli scuri. Tranne uno che ti guarda, viene verso di te, ti accarezza, e va via coi suoi capelli di rame.

Ed è silenzio liquido, asciugamani da stringere, e occhi lucidi.


Il titolo dell'emmepitré regalatomi è YOUR DREAMS.


(Un grazie di cuore all'Uomo che lo ha composto per me)

Postato da: Serigl a 23:11 | link | commenti (31) |
serena, bohh

giovedì, 19 ottobre 2006

Non, altrimenti.


Ognuna di esse, ogni singola e priva sera, a fissarlo, quel monitor di migliaia di pixel. A leggere ogni singola parola, ogni completa frase, ogni passo per intero. A rileggere e rileggere e leggere ancora e di nuovo. Quasi a volerci trovare tutto lui, ciascuna delle porzioni di vita sua, attimi del suo animo, note della sua tristezza e malinconia. E a ricamarci sopra, a costruire ipotesi, supposizioni, ad alimentare dubbi, che quelli non mancano mai e, anzi, son fin troppo pochi. A porsi quesiti e a rispondersi ma, in assenza delle risposte corrette. Ché quelle le tiene solo lui.


Timorosa come una rosa che si drizza tra le spine, rossa una di vergogna, bianca di angoscia un’altra, osservo altri fiori ma, in ciascuno vedo solo la fragranza o il colore che ad egli sottraggono. E, riapro quell’immagine, la sua ché, se il tempo v’ha inciso qualche solco di dolore, non cessa di mostrarsi in tutto il suo splendore. E, tante son le cose che a lui vorrei dire, ché da quando é comparso a nuovo, uno dei miei occhi è nel mio animo, l’altr’occhio governa i suoi passi ma, non adempie al suo compito. E’ parzialmente cieco: fa mostra di non vedere ma, in verità è già sgranato. D’ altro incapace, colmo solo di lui, fa sì che l’animo mio mi renda menzognera.


E’ vero, ho errato a destra e a manca, e fatto di me stessa spettacolo alla gente. Ho ucciso i miei pensieri, quel ch’è più caro ho svilito. Ho offeso vecchi amici con i miei nuovi affetti. Tutto, ora, è finito. Accolga egli quel che mai non avrà fine: le mie voglie mai più vorrò aguzzare su nuovi oggetti e tristi saggi, solamente, gli proveranno il mio unico amore. Accolga me, dunque. Lui, che al di qua del cielo, é il migliore. Ché l’amor diroccato, col restauro più bello, cresce, e più forte, e assai più grande.


Postato da: Serigl a 23:13 | link | commenti (87) |
bohh